giovedì 24 gennaio 2013

ma poi, firmato da chi? la lotta tra "riuscirò io e riuscirà lei"

nell'ultima puntata delle "iene" ho osservato oserei dire con paura un servizio sull'anoressia. una ragazza che dopo anni di lotta con questa malattia non ce l'ha più fatta e diciamo così, ha fatto vincere questo cancro (come l'hanno definito i genitori) che l'aveva ormai rapita.
non mi voglio addentrare nell'argomento perchè non ho le conoscenze, l'esperienza e l'autorità per farlo.
mi ha colpita però una frase della ragazza. all'inizio della malattia, durante l'adolescenza, si sentiva inadeguata perchè non aveva le cose firmate come gli altri.
allora ho cominciato a chiacchierare col maritozzo e a chiedermi "e noi?"
noi saremmo capaci di insegnarle che non ha nessuna importanza dove vai a comprare i vestiti?
che non sono quelli che determinano la bella o la brutta persona che sei.
che le ho sentite le mamme degli adolescenti dire "eh, se non glielo compri in quel negozio in centro dove vai?"
io cerco di guardare l'interiorità delle persone, osservo le culture diverse e gli stili di vita di individui che fanno percorsi diversi dai miei con ammirazione e rispetto.
mi chiedo riuscirò a trasmetterlo a luisa? la curiosità, la voglia di imparare, anche a conoscere se stessa come individuo unico e meraviglioso?
o quando arriverà a quella strana età si farà risucchiare dal vortice del seguire gli altri come fanno le comitive di turisti con le guide? riuscirà a capire quali sono i veri amici, quelli che ti amano per come sei e non per quello che puoi fare per loro? e soprattutto una volta individuati, riuscirà a mandarceli a quel paese, che tanto trovano compagnia, nel rispetto della sua spero fortissima e fiera personalità?
riuscirò io a farle apprezzare il valore di una cosa meritata e guadagnata, anche se non di valore materiale ma di enorme valore morale?
una dura lotta tra essere: essere se stessi, essere forti, essere come io voglio essere e non come mi vogliono gli altri, essere libere anche di mettersi una gonna a filo passera senza essere additate come quelle che si sa che cosa vogliono, o essere libere di uscire senza trucco e in tuta perchè ci va così.
contro l'apparire: apparire sempre sorridenti, gentili anche quando proprio ti gira tutto male, apparire fighe e magre secondo i canoni di chi non si sa, apparire a tutti i costi.
più ci penso e più mi convinco che questi 3 anni siano stati una passeggiata di salute in confronto a quello che ci aspetta.

questo post partecipa al blogstorming di genitori crescono

francy

14 commenti:

  1. Insegnare ad essere più che apparire, non è di certo facile, soprattutto in questo mondo. Però credo anche che dietro problemi gravi e seri, come l'anoressia, ci sia qualcosa in più del semplice non poter comprare un vestito firmato. La sicurezza in noi stessi, l'autostima, la capacità di poter contare sulle proprie forze, credo inizi a svilupparsi da piccoli. Da una famiglia forte, che segue, che è presente e che a volte dice anche no. Questa la teoria...la pratica mi sa che è un altra cosa, ed anch'io, come mamma, ho i tuoi stessi dubbi e le tue stesse paure.

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    1. ovvio che il problema non fosse solo quello.ma mi ha colpita che abbia citato proprio quello.una cosa che ora io vedo così stupida!l'ho preso come spunto e mi ha fatto riflettere sul "problema", non tanto dell'anoressia quanto appunto del saper insegnare loro cosa è davvero importante.mi rincuora non essere sola nei miei dubbi!

      francy

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  2. Sicuramente rimpiangeremo i capricci! Sicuramente farà i suoi errori e sicuramente avrà periodi difficilissimi dove l'unica cosa che le importerà sarà l'apparire perchè è una fase dell'età... Il tuo esempio sarà sempre la cosa più importante... andrà compreso, se ci sarà, il bisogno di apparire e contenuto con amore e dialogo... Credo!

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    1. il giusto equilibrio è sempre la cosa più difficile da trovare!!!

      francy

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  3. Il tuo post centra in pieno il problema di noi genitori. Crescere un figlio non significa solo imparargli come comportarsi a scuola,l'educazione. Ma è secondo me importante avere rispetto di se stessi, autostima. Perchè solo così ha la sicurezza giusta che non lo fa condizionare dagli altri e dalle mode. Inoltre chi rispetta, chi ama se stesso, ama anche gli altri e non il contrario. L'anoressia secondo me,nasce proprio da un senso di inferiorità e da tanta insicurezza

    Un abbraccio.

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    1. non a caso è il mestiere più difficile...

      francy

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  4. Sì, questo periodo è una passeggiata rispetto a quello che arriverà con l'adolescenza....penso sempre che, a parte il buon esempio nostro, la cosa migliore sarebbe viaggiare molto con i nostri figli per fargli vedere come funziona veramente il mondo e quali siano le cose che poi restano!
    ...oppure quando i nostri figli avranno sui 12-13 anni ci incontriamo e ci coalizziamo mamme contro figli in una sana lotta generazionale, che ne dici? ;-)

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    1. non parlarmi di viaggi.fosse per me vivremmo con la valigia sempre pronta.probabilmente perchè io proprio nell'adolescenza ho viaggiato tanto e mi ha formata,arricchita,resa responsabile e fatta crescere.credo sia una delle migliori scuole! per la lotta generazionale mi sto preparando ma mi ci vorrà una gran coalizione!!! ;)

      francy

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  5. Anche io spesso penso a quando arriverà il periodo dell'adolescenza e mi fa paura. Siamo mamme e ci preoccupiamo in anticipo di quello che potrà/potrebbe accadere.
    Sono d'accordo con il commento di mammapiky e sono sicura, visto che già te ne preoccupi tanto, che saprai insegnare a tua figlia ciò che è giusto e cosa no e ad essere una donna forte e sicura di sè.
    Poi si sa, non tutto riesce sempre come lo desideriamo, ma tutto si vivrà strada facendo.
    Un saluto
    Letizia

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    1. hai usato la parola giusta: paura! ma come dici tu, chi vivrà vedrà. noi intanto facciamo del nostro meglio!

      francy

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  6. Ho visto anch'io il servizio e mi ha lasciato una grande amarezza, soprattutto per come è stato usato dalle iene con poco rispetto, comunque le mie sono valutazioni strettamente personali.
    Per il discorso sulle firme, invece posso dirti qualcosa, avendo in casa io un adolescente. Noi abbiamo tentato di fare come dici tu, abbiamo tentato di fargli capire cosa importa davvero, cerchiamo compromessi in modo che non si fissi sulle cose, gli proponiamo ragionamenti sul suo essere più che sul suo apparire, gli diamo l'esempio fino a che la nostra coerenza ci guida. Serve tutto ciò? Non lo so, sinceramente, lui cerca una sua identità, ma il tratto caratteristico di questo momento è l'insicurezza, preferisce una sicurezza data da un certo modo di abbigliarsi, piuttosto che lo scontro con lo sguardo ipercritico dei suoi coetanei. Spero che prima o poi trovi il suo modo di essere, senza farsi condizionare dagli altri, ma in questo momento non so davvero se succederà. Il problema non sta tanto nelle firme degli abiti, ma nel fatto che questi ti diano la possibilità di essere accettato nel gruppo o di essere riconosciuto come degno di rispetto dai tuoi pari. Questo modo di "fare società" non è solo adolescenziale, ma anche adulto purtroppo, su altre cose magari : il lavoro, i soldi, la macchina, le vacanze.
    Insomma è più facile a dirsi, che a farsi. :)

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    1. il fatto che non sia facile è stata assolutamente la mia premessa! credo sia più facile dire di si che dire di no. non so come mi comporterò io,con cosa avremmo a che fare e non mi permetto di entrare nel merito del caso specifico. ma in generale è giusto assecondare il fare gruppo grazie a un modo di abbigliarsi (piuttosto che un'altra cosa) o invece sarebbe meglio insistere sul fatto che quel gruppo non è così giusto se ti accetta solo perchè fai acquisti in quel negozio? non dico che io non le comprerò mai nulla di marca ma non vorrei venisse accettata o no solo per quello. è ovvio che tutti i genitori dovrebbero pensarla così,in questo modo i figli non dovrebbero sopportare nessuno sguardo ipercritico. li ho conosciuti anche io gli adulti così,proprio per questo mi preoccupo di non far diventare mia figlia in quel modo. e ci penso fin da ora,anche ai compromessi che sicuramente dovrò accettare. questo dovrebbe far capire quanto mi preoccupi il fatto di non riuscire!

      francy

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    2. Francy, il mio intervento non voleva avere un tono critico di fronte alla tua provocazione, anzi, volevo dare un apporto alla tua riflessione.
      Un apporto esperienziale, appunto, condividendo di fondo i principi da cui anche tu parti.
      C'è però un punto che mi è diventato più chiaro nell'esperienza con mio figlio adolescente: lui sa (e anche i suoi coetanei lo sanno) perfettamente che non è il suo abbigliamento o i suoi accessori che lo definiscono, cioè sa che vale molto di più del giudizio che i suoi pari si fanno di lui, ma la sua insicurezza regna. Cioè lui sa in teoria, ma le sue paure, i suoi limiti, che a quell'età sono tantissimi, proprio perchè di una identità in crescita, decidono per lui, in qualche modo la sua volontà, la sua razionalità passano in secondo piano rispetto al giudizio del gruppo, sicuramente immaturo, ma riferimento. Per quanto non condivida il suo adeguarsi, mi rendo conto che forse è un gradino da salire prima di arrivare al trovare il suo modo d'essere, in questo senso ho un atteggiamento critico, ma comprensivo al contempo. Non so se faccio bene, non lo so davvero, agisco più d'istinto che seguendo una guida precisa e forse sbaglio.
      Grazie per lo spunto di riflessione. :)

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    3. grazie a te per il contraddittorio e per aver condiviso la tua esperienza.ho capito il tuo punto di vista.è un pò come quando io mamma di una quasi treenne a volte cedo pur di farla star zitta!e fidati che tre anni fa avrei detto che non l'avrei mai fatto.quando poi ci si trova nella situazione specifica la prospettiva cambia e le certezze vacillano!per questo ho paura di quel periodo.per ora stiamo a guardare!!!

      francy

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