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giovedì 6 febbraio 2014

di imprevisti e probabilità...

Negli ultimi 12 anni ne sono cambiate di cose, il giro di boa è stato il diploma, siamo maturi, almeno così ci hanno detto.
Ma per cambiare io intendo cambiare cambiare.
Un trasloco, saltando il mare, la convivenza, iniziare a lavorare, risaltare il mare, ri-iniziare a lavorare e smettere e ri-iniziare.
Ho cambiato amicizie, alcune cancellate, alcune più facilmente di altre.  
Ho cambiato idee politiche, alcune volte, ma le cose per me importanti sono sempre li ben salde.
E poi la convivenza è cambiata pure lei ed è diventata matrimonio, e dopo un po’ anche la mia taglia dei pantaloni è cambiata e siamo diventati genitori. E con questo cambiamento è cambiata la nostra casa ed è diventata la sua casa, le nostre notti di sonno sono diventate prima le sue notti di pianto e ora le sue notti di chiacchiera.
Sono diventata una blogger e poi da mamma che lavora sono diventata mamma che non lavora (almeno fuori casa).
I cambiamenti possono essere dolorosi ma di un dolore lancinante che ti squarcia l’anima, e insieme essere traboccanti di una gioia immensa, come quando ti mettono in braccio quel frugoletto col muso raggrinzito: il dolore non lo dimentichi (non fidatevi di quelle che vi dicono che ve lo dimenticate, io ricordo tutto e sono pronta a rinfacciarglielo finchè avrò fiato in corpo per farlo), ma ti rimbocchi le maniche e inizia così un nuovo percorso, una nuova strada, una nuova vita.
Fatichiamo spesso ad accettarli, soprattutto quando dopo il dolore lancinante non arriva la gioia immensa, ma l'unica cosa certa è che il cambiamento, le scelte, le opportunità, ci si presenteranno sempre. Cerchiamo solo di scegliere il sentiero dove non c'è il lupo, oppure, meglio impariamo a difenderci da quel lupo.

Si ricomincia ragazzi, altro giro altra corsa.

francy

questo post partecipa al blogstorming di genitori crescono.

martedì 19 marzo 2013

noi sopravviviamo, o almeno ci proviamo

sopravvivi ai 9 mesi di nausee (9 mesi, non 3 come dicono), insonnia, analisi del sangue continue che ormai le vene fanno la valigia e se ne vanno, il parto un inferno, col cavolo che me lo dimentico altrimenti come la ricatterò per il resto della vita? il rientro a casa traumatico, l'insonnia, sua, che ovviamente diventa la nostra e familiarizzi con coliche, pannolini, amuchina e napisan. e poi cresce e si deve familiarizzare e sopravvivere ad altro: comincia a camminare e ti sfugge in ogni dove, comincia a parlare e non sta zitta un momento (grazie mille papà per l'eredità), e ancora non è che dorma tantissimo, no perchè capita che alle 3 del mattino lei si svegli e abbia un'impellente desiderio di raccontare al papà dei cavallini che fanno iiiiiihh, oppure di quanto sia fantastico l'uovo di peppa pig.
ecco appunto lo racconta a lui, maritozzo nonchè papirozzo.
perchè se in quei 9 mesi non c'era lui chi mi reggeva con quelle maledette nausee..., chi meglio di lui poteva starmi vicino in quell'inferno del parto, chi poteva andare su e giù per la casa con la peste e le amiche coliche, e il giorno faticare a tenere gli occhi aperti, chi quasi sempre, tutt'ora, si alza alle 3 del mattino per assecondare le straordinarie doti oratorie della nostra cara figlia/radio dimenticata accesa.
ed è così che si impara a sopravvivere insieme, sbagliare insieme, cercando insieme di fare il miglior lavoro possibile e se possibile senza farsi passar sopra da questa schiacciasassi di marca "luisa sofia"
auguri papà e maritino e grazie!

francy

questo post partecipa al blogstorming di genitori crescono

giovedì 24 gennaio 2013

ma poi, firmato da chi? la lotta tra "riuscirò io e riuscirà lei"

nell'ultima puntata delle "iene" ho osservato oserei dire con paura un servizio sull'anoressia. una ragazza che dopo anni di lotta con questa malattia non ce l'ha più fatta e diciamo così, ha fatto vincere questo cancro (come l'hanno definito i genitori) che l'aveva ormai rapita.
non mi voglio addentrare nell'argomento perchè non ho le conoscenze, l'esperienza e l'autorità per farlo.
mi ha colpita però una frase della ragazza. all'inizio della malattia, durante l'adolescenza, si sentiva inadeguata perchè non aveva le cose firmate come gli altri.
allora ho cominciato a chiacchierare col maritozzo e a chiedermi "e noi?"
noi saremmo capaci di insegnarle che non ha nessuna importanza dove vai a comprare i vestiti?
che non sono quelli che determinano la bella o la brutta persona che sei.
che le ho sentite le mamme degli adolescenti dire "eh, se non glielo compri in quel negozio in centro dove vai?"
io cerco di guardare l'interiorità delle persone, osservo le culture diverse e gli stili di vita di individui che fanno percorsi diversi dai miei con ammirazione e rispetto.
mi chiedo riuscirò a trasmetterlo a luisa? la curiosità, la voglia di imparare, anche a conoscere se stessa come individuo unico e meraviglioso?
o quando arriverà a quella strana età si farà risucchiare dal vortice del seguire gli altri come fanno le comitive di turisti con le guide? riuscirà a capire quali sono i veri amici, quelli che ti amano per come sei e non per quello che puoi fare per loro? e soprattutto una volta individuati, riuscirà a mandarceli a quel paese, che tanto trovano compagnia, nel rispetto della sua spero fortissima e fiera personalità?
riuscirò io a farle apprezzare il valore di una cosa meritata e guadagnata, anche se non di valore materiale ma di enorme valore morale?
una dura lotta tra essere: essere se stessi, essere forti, essere come io voglio essere e non come mi vogliono gli altri, essere libere anche di mettersi una gonna a filo passera senza essere additate come quelle che si sa che cosa vogliono, o essere libere di uscire senza trucco e in tuta perchè ci va così.
contro l'apparire: apparire sempre sorridenti, gentili anche quando proprio ti gira tutto male, apparire fighe e magre secondo i canoni di chi non si sa, apparire a tutti i costi.
più ci penso e più mi convinco che questi 3 anni siano stati una passeggiata di salute in confronto a quello che ci aspetta.

questo post partecipa al blogstorming di genitori crescono

francy

mercoledì 12 dicembre 2012

una tela bianca da colorare

un bimbo quando nasce è un pò come una tela bianca.
passano i mesi e impara a riconoscere papà e mamma come un bel cielo azzurro, nonni, zii e amici come un bell'albero robusto su cui arrampicarsi, la sua routine fatta di pappe e giochi come una rassicurante e calda casa col tetto rosso e la staccionata bianca.
si, ma così sembra una pubblicità. questo disegno va pasticciato un pò.
ci va la tradizionale chiacchierata con papà il sabato mattina a colazione.
ci va il preparare il ragù per le lasagne con mamma, che poi qualche volta ci vengono secche.
ci va il ricordo di nonna che mi faceva i miei piatti preferiti ogni volta che andavamo a pranzo da lei.
ci va il gioco di luisa nel lettone con papà la sera quando torna dal lavoro.
ci va che noi i tradizionali madrina e padrino per il battesimo non li vogliamo, ma abbiamo due pazze pazze amiche di mamma, col significato tutt'altro che religioso che gli abbiamo dato.
ci vanno le tradizioni acquisite con papirozzo che lui l'albero lo faceva il 1° di dicembre con la sua mamma e come si fa a dirgli di no?
ci va che quando siamo da nonno Vale i regali li apriamo la vigilia mentre da nonno Armando e nonna Flavia li apriamo la mattina di natale.
ci va che anche se non credo all'aspetto più classico del natale, gli do un bel significato di stare insieme e donare anche solo un biscotto fatto da me e luisetta a chi amiamo.
ci vanno le nostre tradizioni, non quelle di dover andare per forza a fare il giro dei parenti che chi cavolo li ha visti per il resto dell'anno e perchè li devo vedere proprio il giorno di natale o di un'altra festa?

certo ci va anche l'albero, il panettone (sennò mia mamma chi la sente?), la torta di compleanno, ma le tradizioni più belle sono le nostre, quelle tutte personali di una famiglia, di quella che ci portiamo dietro da quando siamo bambini e di quella che ci siamo costruiti o ci stiamo costruendo.
perchè ce le siamo costruite noi, le abbiamo disegnate sulla nostra tela bianca.

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francy

venerdì 16 novembre 2012

una mamma e una bambina

c'era una volta una bimba piccola piccola, che aveva una mamma che l'amava immensamente.
ma la mamma a volte non amava tanto se stessa.
non si piaceva quando non riusciva a rispondere per le rime di fronte a un torto, non si piaceva nei suoi chili in più, non si piaceva quando piangeva e non sapeva che fare, non si piaceva tanto spesso.
un giorno la mamma cominciò a guardarsi intorno e vide di fronte a sè , un marito innamorato, un tetto sulla testa della sua famiglia e una bimba meravigliosa.
guardò la bimba che in due anni aveva fatto tanti tanti progressi, aveva imparato a camminare, a fare i puzzle, a contare e a cantare, a riconoscere gli animali e a imitarne i versi. sapeva mangiare e togliersi e mettersi le scarpe da sola, e guai a chi solo provasse ad aiutarla. perchè lei si che era fiera di sè, lei si amava tanto da guardarsi allo specchio e dirsi quanto fosse bella e lei si diceva brava ogni volta che faceva qualcosa di giusto, anche se lo era solo dal suo punto di vista.
e un giorno la bimba vedendola ridere le disse "bella mamma" e lei capì che era ora di dire basta.
la mamma cominciò così ad accettarsi per quella che era, una donna dalle curve femmine come le definiva il marito, una donna dolce e sensibile, tollerante e generosa, che sapeva ridere di se stessa, che aveva fatto tanto nella sua giovane vita e che tanto ancora farà con le sue braccia, con le sue gambe, con la sua splendida mini famiglia. che nel lavoro si impegnava tanto ma se arriverà il giorno cui dovrà fare "solo" la mamma sarà splendido lo stesso e non sarà questo un motivo per volersi meno bene.
e imparò anche che finite le cose che in noi sono uniche e meravigliose e delle quali dobbiamo prendere consapevolezza, se ce ne sono altre che non vanno bene le possiamo cambiare, proprio come la bimba aveva imparato a ricostruire le torri coi mattoncini quando cadevano.
e così la mamma imparò ad amare se stessa e continuò ad amare immensamente la sua bimba piccola piccola che la aveva aiutata a capire una cosa grande grande.

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francy

giovedì 4 ottobre 2012

nascere, crescere, mangiare


"A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi
della coscienza o da quelli della fame."
Totò

nascere in una famiglia dove il pasto è un rito, dove a tavola si parla, ci si racconta e magari qualche volta si litiga pure! una famiglia segnata dai ritmi del cibo, dove un piatto diventa una festa perchè cucinare la carbonara significa che  papà è a casa di sabato, o che si va da nonna ed è carnevale e lo si capisce perchè lei fa le zeppole, o ancora che papà è fuori una settimana e con mamma e tua sorella si fa una cena di pizza e poi si dorme tutte insieme nel lettone.

poi crescere e viaggiare. e sentire il profumo dei funghi cucinati in ogni modo in Finlandia, l'aroma delle baguettes di Parigi e la meravigliosità del cous cous di Tunisi, o ancora la morbidezza di quel salame così diverso da quelli sardi che solo dai tuoi parenti veneti potevi conoscere.

e poi diventare mamma e avere tanta paura che quella cosina non mangi  e poi lasciarti stupire quando, a poche ore dalla nascita, lei si attacca a te tanto da soprannominarla subito lo squalo. e col passare del tempo vederla crescere e avere bisogno di qualcosa di più. e osservare quanto è meraviglioso che lei è come te, e adora il cibo nella sua convivialità, nel suo non sprecare ma riciclare in piatti ancora più gustosi degli originali.

e insegnarle che col cibo non si gioca, ma quant'è divertente a volte mangiare con le mani, insegnarle che per la tavola ci passa una cultura, insegnarle che in fondo mangiare è così bello perchè è solo una buonissima scusa per stare insieme.

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francy

giovedì 6 settembre 2012

Genitori fantastici


C’erano i genitori di Hansel e Gretel che visto il momento di particolare crisi pensano bene di mollarli nel bel bel mezzo del bosco. I due poverini ci provano pure a tornare a casa ma oltre a non riuscirci trovano pure la strega (che luisa definisce “brutta ‘gnora”) che se li vuole mangiare. 

Poi c’era un cartone animato quando ero piccola (secoli fa). Lei si chiamava Sara era figlia di uno ricco ma il papà in questione era lontano e quando i liquidi cominciano a non arrivare la direttrice del collegio dove stava la mette a pelare patate. Insomma, non solo, ma la morale è quella.

Vediamo un po’ un altro modello genitoriale… ah, giusto i genitori di Fiona di Shrek. La poverina tendeva un po’ al verde, e così che fare? Darle tanto amore e accettarla per quello che è? No, rinchiudiamola in una bella torre con un drago sputa fuoco che le fa la guardia. Finchè non arriva uno coraggioso che se la prende e ci toglie dall’impiccio.

Poi ci sono quelli dei film. Avete presente il telefilm "una mamma per amica". Lei cresce in una famiglia ricca che più ricca non si può, ma anche che più fredda non si può. A 16 anni rimane incinta, va via di casa, si mette a fare la cameriera e diventa la persona più felice del mondo. Mamma amica con la figlia, e qui se ne potrebbe parlare, che poi non è che anche comportandosi così fila tutto liscio tanto che a un certo punto la figlia amica se ne va dalla nonna. Ah, strani casi della vita.

Che dire poi della Signora Bennet, la mamma delle ragazze di "orgoglio e pregiudizio"? Ho una vita triste e vuota? Ok, la riempio cercando marito alle mie figlie, che poi anche se non è quello giusto che importa, l'anello al dito ce l'hanno...

Insomma se sbagliano nella finzione, figuriamoci nella realtà . Evitiamo magari di lasciarli in un bosco e anche di mettergli un drago sotto la finestra. Per il resto credo che ce la dovremmo cavare bene.
In questi primi due anni in cui sono mamma mi sono fatta tante di quelle pippe mentali che in quasi 30 anni nessun essere umano credo sia capace di eguagliare. Non cammina, perchè non cammina? Non mangia, perchè non mangia? Non impara a farla nel vasino, perchè non impara a farla nel vasino? E ne ho anche sentito di ogni tipo, di gente che vuole dare pseudo consigli. E ho anche imparato a non ascoltarli.

A parte le cose di base del "non fare" come non buttarti giù dal 4° piano che ti fai male, non fare esplorazioni speleologiche col naso, non picchiarti con gli altri fino a vedere materia grigia per terra, poi dobbiamo insegnare i "fare" come tolleranza, rispetto e curiosità, passione per il mondo, per i viaggi, le terre lontane e i suoi abitanti, il cinema, il teatro, i pink floyd e i black sabbath.
E' ovvio che i risultati si vedranno e le somme si tireranno fra un bel pò di anni, quando spero che luisa venga da me e mi dica quello che io vorrei dire ai miei genitori: "mammina e papino, tranquilli non avete sbagliato nulla!" che mi sembrerà già un grosso risultato.

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francy